Radar FBX-T rischierato in Israele

Settembre 2008.

L’ U.S. European Command ha rischierato in Israele, negli ultimi mesi del 2008, un sistema radar trasportabile AN/TPY-2 FBX-T allo scopo di monitorare minacce missilistiche provenienti dall’Iran.

Il sistema opera in banda X ed è interfacciato con i sistemi antimissile israeliani Arrow.

La località di spiegamento del sistema è la base aerea di Nevatim situata a sud-est di Beersheba.

John

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Gli USA dislocheranno sistema ABM in Israele

18 agosto 2008

Gli Stati Uniti dislocheranno un sistema radar antimissile in banda X, analogo al sistema AN/TPY-2 dislocato in Giappone, in Israele.

Il sistema avrà un raggio di scoperta di oltre 800 km, ma è previsto che venga integrato nel sistema antimissile europeo JTAGS con un data link che consentirà di aumentare il raggio d’azione fino a oltre 2000 km.

Lo scopo principale del sistema, che sarà interfacciato con il sistema antimissile israeliano Arrow, è quello di contrastare minacce missilistiche provenienti dall’Iran ma sarà efficace anche nei confronti di missili lanciati dalla Siria o dalla Libia.

Il radar dovrebbe essere dislocato nel deserto del Negev e operato da personale misto americano e israeliano.

Lo spiegamento del sistema potrebbe avvenire nel giro di pochi mesi.

John

Difesa antimissile in Europa: piani USA immutati

15 giugno 2007

Il Segretario alla Difesa Gates ha comunicato che la proposta di Putin di utilizzare una base in Azerbaijan per impiantare un sistema radar anti-missile nell’ambito di una cooperazione Russia-USA-Europa non inciderà sul programma americano di impiantare sistemi anti-missili in Polonia e nella Rep. Ceca.

Gates ha dichiarato che la proposta di Putin è positiva ma la base in Azerbaijan va considerata come un possibile elemento aggiuntivo rispetto a quelli previsti in Polonia e nella Rep. Ceca.

John

Sistemi antimissile: colloqui tra USA e Russia

30 marzo 2007 

Come è noto gli USA stanno procedendo nel programma di dispiegamento di un sistema antimissili balistici destinato a coprire il territorio americano ma anche quello dei paesi amici o alleati, Europa compresa.  La Polonia e la Repubblica Ceca hanno dato la disponibilità di basi sul proprio territorio, provocando dure reazioni da parte della Russia.

Bush ha avuto una serie di contatti con Putin, allo scopo di precisare la natura strettamente difensiva dello “scudo”.

In conseguenza di questi contatti, adesso la Russia ha manifestato la propria disponibilità ad ospitare sul proprio territorio un segmento del sistema: i colloqui iniziali sono in corso e sono strettamente riservati, e potrebbero portare a sviluppi decisivi. Al momento si sta discutendo per raggiungere un accordo sul tipo di minaccia comune che si vuole contrastare, e su almeno due minacce c’è già un’intesa: Nord Corea e Iran.

John

Attacco alla INS Hanit: risultato dell’inchiesta

(Gennaio 2007)

Sono stati comunicati i risultati dell’inchiesta sull’attacco missilistico subito dalla corvetta israeliana Hanit al largo delle coste libanesi la notte del 14 luglio 2006.

In quell’attacco un missile antinave lanciato da guerriglieri Hezbollah colpì l’unità, che appartiene al tipo Saar-5, provocando la morte di quattro marinai.

Grazie al rapporto tecnico israeliano, abbiamo ora una precisa ricostruzione dei fatti.

La Hanit stava navigando a 10 miglia dalla costa, con i sistemi in perfetta efficienza, compreso il sistema antiaereo/antimissile Barak installato, il sistema antimissile Phalanx e la suite integrata di scoperta e contromisure elettroniche.
Tutti questi equipaggiamenti, però, non erano attivati, ma erano stati lasciati in modalità “Stand-By”.
Questa incredibile leggerezza fu dovuta a più fattori:
1) Nessuno aveva avvisato l’equipaggio che l’unità doveva operare in stato di allerta di guerra;
2) L’ufficiale addetto ai sistemi elettronici aveva riscontrato un malfunzionamento di uno dei sistemi ESM di bordo, e anzichè isolare solo quel guasto aveva disattivato tutto il sistema difensivo di bordo;
3) Probabilmente nessuno controllava lo schermo del radar.

Gli Hezbollah lanciarono tre missili antinave modello C802 prodotti in Iran su licenza cinese. Uno dei missili esplose poco dopo il lancio per un malfunzionamento. Un altro ordigno superò la corvetta senza colpirla, e proseguì la sua corsa centrando e affondando una nave mercantile cambogiana a 60 km di distanza. Il terzo missile ha colpito la corvetta impattando la ringhiera di sicurezza posta ai lati del ponte di volo in poppa ed esplodendo.
Il missile non ha, quindi, colpito la struttura della nave, circostanza che ha limitato l’entità della tragedia.
Un’altra ragione per cui il numero delle vittime è stato limitato, è quella che la stragrande maggioranza dei marinai stava consumando la cena in sala mensa.
L’esplosione ha messo fuori uso l’impianto elettrico principale, ma è intervenuto quello di emergenza.

L’indagine, durata circa sei mesi e conclusasi nei primi giorni del 2007, ha provocato la rimozione di un responsabile dell’intelligence navale, del comandante e di alcuni ufficiali della Hanit.

La tragedia richiama subito alla mente quella della USS Stark, la fregata americana che nel 1987 fu colpita da missili Exocet lanciati da caccia Mirage F.1 iraqeni. 37 marinai persero la vita, e anche in quel caso si scoprì che i sistemi difensivi della nave erano disattivati, e dei due radar principali (SPS-49 e Mk.92 STIR) l’SPS-49 era stato appena acceso e non si era ancora inizializzato, mentre lo STIR era del tutto spento.

Questo conferma che lo stato di allerta di una unità navale è un elemento fondamentale della risposta agli attacchi missilistici. D’altro canto, mantenere i sistemi alla massima operatività può provocare gravi errori, come nel caso dell’incrociatore americano Vincennes che nel 1988 abbattè per errore un velivolo civile di linea iraniano.

John

Scudo antimissile in Europa: la Russia protesta

febbraio 2007

Il 9 febbraio il ministro della difesa russo Ivanov ha inoltrato una protesta ai suoi colleghi NATO, in ordine ai piani americani di installare sistemi ABM in Polonia e nella Repubblica Ceca.

John

Moduli “universali” per il radar AESA del MEADS

Il programma MEADS, con il quale USA (58%), Germania (25%) e Italia (17%) stanno sviluppando un sistema di difesa aerea a medio raggio, sta procedendo regolarmente.
E’ previsto che il nuovo sistema entri in servizio nel 2012 in Germania ed in Italia, e nel 2014 in USA.
Il MEADS utilizzerà un radar di sorveglianza in banda UHF prodotto dalla Lockheed, un radar di controllo del tiro AESA e il missile Patriot PAC-3 e sarà in grado di abbattere aerei, missili da crociera e missili balistici tattici.

Proprio il radar di controllo del tiro prevede l’utilizzo di circa 10.000 “moduli”, prodotti da EADS, che saranno di tipo universale: basterà variare il numero di moduli, per realizzare radar adatti ad altre applicazioni: ad esempio con 100 moduli si può realizzare un radar di controllo terrestre, con 1.500-2.000 moduli si può realizzare un radar per un caccia, con 12.000 moduli si può realizzare un radar navale.

In pratica il lavoro di progettazione fatto (e finanziato) nell’ambito del programma MEADS, darà vita a un sistema radar AESA utilizzabile anche in tanti altri settori, con una ricaduta tecnologica e un abbattimento dei costi davvero significativi.

L’Eurofighter ed il suo radar Captor potrebbero beneficiare di questa tecnologia.

Una soluzione simile (“common module” in banda X), è già utilizzata da Selex per i radar Vixen, PicoSAR e Seaspray 7500.

I moduli prodotti da EADS hanno dimensioni di 13,5 mm x 64,5 mm x 4,5 mm. Un primo lotto di 40.000 moduli sarà prodotto tra il 2008 ed il 2009 per il MEADS.

John