Aerei militari russi ex Unione Sovietica

Di seguito vengono riportati tutti gli aerei militari costruiti in Russia (ex Unione Sovietica) presenti nel nostro sito. Nello specifico, la lista si basa sul paese di costruzione del velivolo e non su quello di provenienza delle aviazioni che lo hanno impiegato.

Aerei da caccia russi/sovietici:

Bombardieri e aerei da attacco russi/sovietici:

 

Prossimamente verranno pubblicate ulteriori schede tecniche di aerei militari russi/sovietici.

US Navy: CVN, F-35 e Super Hornet

Settembre 2008.

Nell’autunno dell’anno scorso i vertici dell’US Navy hanno fornito indicazioni in ordine a programmi e aspettative concernenti la componente aeronavale.

In particolare l’US Navy ritiene che il numero di 11 portaerei nucleari (CVN) e 10 stormi imbarcati, attualmente stabilito, sia il minimo per garantire livelli di forza compatibili con il ruolo e gli impegni statunitensi.

L’US Navy non prevede e non vuole la sostituzione degli F-18E/F Super Hornet con i nuovi F-35, che andranno a sostituire, invece, gli F-18 Hornet delle versioni precedenti.

L’intento è quello di creare un mix tra F-35 e F-18E/F, e lasciare a un futuro caccia di 6a generazione il compito di sostituire i Super Hornet oltre il 2020.

Resta però il problema che gli Hornet saranno radiati a un ritmo più veloce rispetto all’ingresso in servizio degli F-35 e questo determinerà un gap tra il 2015 e il 2025 con una punta massima nel 2017 in cui ci saranno 69 aerei in meno rispetto ai livelli voluti.
Le soluzioni studiate sono l’acquisto di ulteriori Super Hornet o l’aumento del ritmo produttivo degli F-35.

John

Radar FBX-T rischierato in Israele

Settembre 2008.

L’ U.S. European Command ha rischierato in Israele, negli ultimi mesi del 2008, un sistema radar trasportabile AN/TPY-2 FBX-T allo scopo di monitorare minacce missilistiche provenienti dall’Iran.

Il sistema opera in banda X ed è interfacciato con i sistemi antimissile israeliani Arrow.

La località di spiegamento del sistema è la base aerea di Nevatim situata a sud-est di Beersheba.

John

Crisi Russia – Georgia

18 agosto 2008.

Esclusa qualsiasi opzione di utilizzo della forza militare in aiuto alla Georgia: è questa la posizione, peraltro scontata, del Pentagono e del Governo USA.

Gli USA stanno invece attuando un ponte aeronavale per fornire al paese medicinali, equipaggiamenti logistici (tende, barelle, coperte, vestiti) e viveri.

Due navi ospedale dell’US Navy sono state poste in stato di allarme.

Nel frattempo, le esecitazioni militari programmate congiuntamente da USA e Russia sono state annullate: una era prevista per il 15 e l’altra per il 20 agosto.

Complicata anche la posizione di Israele: gli israeliani sono in ottimi rapporti di collaborazione con la Georgia, che considerano uno Stato amico, ma nel contempo devono salvaguardare i rapporti con Mosca per non compromettere l’appoggio russo in senso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Due interessi difficili da bilanciare, in questa situazione di crisi.

Sul piano tattico, trapelano informazioni secondo cui la Russia, in concomitanza con l’intervento militare sul campo, ha eseguito un profondo “attacco cibernetico” contro la rete Web ed i siti Internet georgiani. Sono stati “attaccati” con tecniche di hacker la Banca Nazionale della Georgia, il Ministero della Difesa, quello degli Esteri e vari siti che gestivano servizi on-line.

E’ la nuova dimensione della guerra: quella informatica, a lungo teorizzata, che si rivela in questa circostanza. E’ un aspetto che sinora è stato sottovalutato ma che sicuramente diventerà un vero e proprio campo di battaglia virtuale.

C’era già stato un precedente nel maggio 2007, quando i russi avevano eseguito attacchi cibernetici contro l’Estonia, oscurando siti governativi, giornali e banche.

Gli analisti del Pentagono ritengono che l’attacco informatico russo non abbia prodotto alcun significativo risultato in termini militari, perchè la Georgia è una nazione in cui Internet è ancora poco diffuso.

Ma gli altri sono avvisati: le prossime battaglie si combatteranno anche via Web e i russi hanno dimostrato di saper condurre una guerra cibernetica con estrema competenza ed efficacia.

John

Gli USA dislocheranno sistema ABM in Israele

18 agosto 2008

Gli Stati Uniti dislocheranno un sistema radar antimissile in banda X, analogo al sistema AN/TPY-2 dislocato in Giappone, in Israele.

Il sistema avrà un raggio di scoperta di oltre 800 km, ma è previsto che venga integrato nel sistema antimissile europeo JTAGS con un data link che consentirà di aumentare il raggio d’azione fino a oltre 2000 km.

Lo scopo principale del sistema, che sarà interfacciato con il sistema antimissile israeliano Arrow, è quello di contrastare minacce missilistiche provenienti dall’Iran ma sarà efficace anche nei confronti di missili lanciati dalla Siria o dalla Libia.

Il radar dovrebbe essere dislocato nel deserto del Negev e operato da personale misto americano e israeliano.

Lo spiegamento del sistema potrebbe avvenire nel giro di pochi mesi.

John

Afghanistan e Iraq: realtà diverse

Febbraio 2008

Una recente analisi di due esperti del Center for American Progress mette in luce alcuni aspetti dei conflitti in corso in Afghanistan ed in Iraq.

Innanzitutto i costi: per sostenere l’impegno bellico in questi due paesi, gli USA hanno stanziato 70 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2008.

Poi le differenze: il conflitto in Afghanistan è completamente diverso da quello in Iraq.

In Afghanistan sono impegnate attivamente 39 nazioni nell’ambito della Forza Internazionale NATO, la Banca Mondiale si sta adoperando per consolidare l’assetto del paese e per finanziare la ricostruzione. Il 73 % degli afghani è ostile ai guerriglieri talebani ed il 60 % è favorevole alla presenze di forze militari straniere nel paese. Il governo di Karzai è stato eletto democraticamente ed è sostenuto dalla maggioranza della popolazione.

In Iraq, invece, l’80 % della popolazione non vuole la presenza di truppe straniere nel paese, ed il 57 % ritiene accettabile attaccare le forze della coalizione angloamericana. L’appoggio al governo è tutt’altro che diffuso, si susseguono gli scontri armate tra le varie fazioni politiche e religiose, e solo la presenza dei 130.000 soldati americani riesce ad evitare una vera e propria guerra civile.

L’analisi conclude che è ora di separare la questione afghana da quella iraqena: l’Afghanistan va considerato ormai un paese ben avviato alla normalizzazione e la presenza militare serve solo a evitare che Al-Qaeda possa ricostituire santuari nelle zone non ancora controllate dal governo; gli sforzi vanno ora concentrati sull’Iraq per superare la situazione di stallo e creare le condizioni per una reale normalizzazione.

John

US Navy: ordinati i primi DDG classe Zumwalt

Febbraio 2008

Il 14 febbraio 2008 l’US Navy ha formalmente ordinato i primi due caccia lanciamissili classe Zumwalt, conosciuta anche come DDG-1000, assegnando contratti per 2,8 miliardi di dollari ai cantieri General Dynamics e Northrop Grumman.

GD consegnerà la sua unità nel giugno 2013, seguita nel luglio 2014 dalla Northrop.

Il costo complessivo delle prime due unità sarà di 3,3 miliardi di dollari l’una.

Con le successive unità si prevede che il costo scenda sensibilmente: una terza unità, prevista nel budget per l’anno fiscale 2009, è prezzata a “soli” 2,5 miliardi di dollari.

I Zumwalt segneranno diversi primati: saranno le più grandi navi da battaglia (portaerei escluse) mai costruite dall’US Navy dopo l’incrociatore nucleare Long Beach degli anni ‘sessanta; fra le unità costruite dall’URSS/Russia, solo gli incrociatori Kirov sono più grandi; con una lunghezza di circa 180 metri, avranno un equipaggio di appena 142 uomini contro i 360 dei più piccoli DDG-51 Burke; l’armamento, oltre al sistema missilistivo VLS, incorpora due pezzi d’artiglieria da 155 mm, i più grandi montati su una nave da guerra dopo gli anni ‘cinquanta.

In totale, la marina americana prevede di dotarsi di una serie di 7 unità.

John

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